Costa Rica in 4! Parte 7: San José e Volcan Poas

IMG-20190801-WA0006Concludiamo il nostro racconto a 8 mani abbandonando i parchi naturali e le riserve, per avventurarci nella capitale e nei suoi d’intorni.

naty“Se penso a San José mi viene subito in mente la cappa grigia che ci ha accolto non appena varcata l’uscita dell’aeroporto, sotto la quale riuscivamo a intravedere il rosso del tramonto.

Forse annebbiati dal tasso di umidità, stanchi dal lungo viaggio e appena arrivati in un posto del tutto nuovo, abbiamo perso un po’ di lucidità e ci siamo fiondati dentro il primo taxi a disposizione (tra le decine di tassisti impazziti che ci hanno assaliti), cadendo nella perfetta trappola per turisti: un taxi caro e probabilmente non ufficiale. Piccolo errore, poi non più ripetuto grazie ai consigli degli hosteleros, che ci hanno avviati al magico mondo di Uber!

San José ha rappresentato il punto di partenza non solo del nostro viaggio, ma anche di tutte le escursioni che abbiamo fatto. 

Eccetto alcuni musei di interesse storico, come il Museo dell’Oro precolobiano o il Museo Nazionale (che comunque non abbiamo visitato), non vi sono attrazioni particolari in città. Si tratta però comunque della capitale, ricca di movimento, rumori, odori e…anche di profonde buche piuttosto pericolose e non segnalate, tra l’asfalto e i marciapiedi!

Il centro città appare sicuro, girabile a piedi, e pieno di negozietti con svariate cianfrusaglie. E’ sufficiente un giorno per conoscerla, ma comunque è una tappa obbligatoria del viaggio.” – Natalia

alby“Partire e tornare da San José è un viaggio nel viaggio. La città è un punto pressoché obbligato per raggiungere le località continentali del Costa Rica e per spostarsi da una costa all’altra.

San José è organizzata all’americana, con calles e avenidas numerate, e isolati cadenzati regolarmente e disegnati a tavolino che lasciano il posto, uscendo dalla città, ad aree commerciali moderne e residenziali che collegano la capitale a tanti centri vicini, senza che ci sia stata una pianificazione efficace della viabilità. L’esito, lasciando o entrando a San José, è di sapere quando si parte ma non quando si arriva. 

I terminal dei bus sono sparpagliati nella città, una scomodità che costringe il viaggiatore ad avere, in breve tempo, una buona panoramica di San José, che, diciamocelo francamente, non offre niente di interessante. Rimane il rimpianto di non aver visitato piccoli centri limitrofi o probabilmente più genuini e “coloniali”. Di questi abbiamo visto solo Alajuela (per capirsi: Alajuela sta a San Jose come Prato sta a Firenze, ma Prato ne esce comunque molto meglio), sulla via del Volcan Poas, archiviata solo per un discreto caffè con dolce.

Prendere i mezzi pubblici e spostarsi anche nei centri abitati, fare un po’ di vita “di quartiere”, parlare con gli hosteleros o con gli autisti di Uber, mangiare in qualche “lurido” locale, trovarsi a fare a piedi di notte, zaino in spalla, quartieri deserti senza luce per le strade di ritorno verso l’ostello sono tutte parti fondamentali del viaggio e dell’esperienza di uno stile di vita di un popolo tanto americano, ma anche orgoglioso di essere tico.” – Alberto

andre“San José è di fatto una base di appoggio per esplorare il Costa Rica, nulla di più. Non ha attrattive particolari. Non è molto piacevole gironzolare fra le sue vie, dato che è molto trafficata (sia in termini di veicoli che di pedoni). Muoversi da o verso la città è la sublimazione dell’imbottigliamento su ruote e, dunque, un calvario.

La cosa architettonicamente più carina, che peraltro ha un che di casa delle bambole, si rivela essere il Parlamento (quello vecchio, non quel parallelepipedo di cemento in costruzione), e l’episodio più divertente che, a un certo punto, un ubriaco mi chiede di regalargli il “profumo” che ho in mano, perché “huele muy bien” (mi ero appena spruzzato il Jungle Formula contro le zanzare).

La gitarella sul Volcan Poas è una piccola boccata d’aria fresca, anche se tutto sommato non vale il tempo investito. Il momento più bello è sicuramente quando accanto ad un autista d’ambulanza, chiaramente in cerca di emozioni, ci lanciamo all’inseguimento di mio fratello, che a sua volta si sta fiondando verso l’autobus dove riposa ignara sul sedile la sua macchina fotografica, che sarà recuperata.

Ecco, non è che San Josè mi sia proprio rimasta nel cuore. Se proprio vogliamo trovare qualcosa di bello dobbiamo aspettare l’ultima notte della vacanza, dove, abbastanza a caso, ci ritroviamo in un ostello meravigliosamente pulito, quasi candido. In quello della prima notte, invece, avrei potuto avere il ruolo da protagonista ne “il Signore delle Blatte”.” – Andrea

poas1“Pochi giorni, tanti parchi: alla fine dal nostro viaggio in Costa Rica abbiamo escluso totalmente le città. Col senno di poi mi sarei presa volentieri una giornata per raggiungere Cartago, per visitare qualche museo di San José, o fare una camminata per Alajuela.

Invece abbiamo scelto di andare al Volcan Poas.

Attratti dalla vicinanza e dal cratere, nonché incuriositi dal fatto che on line si trovassero pochissime informazioni, abbiamo prenotato la sera prima, come richiesto sul sito del parco che controlla il vulcano, e di buon mattino ci siamo avventurati verso il Poas.

Il viaggio per arrivarci è stato piacevole: pullman fino ad Alajuela e poi bus navetta fino al vulcano, tra campi di fragole (che ovviamente cercano di venderti in tutti i modi) e terreni coltivati.

Il vero peccato è che il vulcano non è quasi per niente visitabile. Ad aprile 2017, infatti, si è riattivato, dopo decenni di quiete, e stare attorno a quel cratere è diventato abbastanza pericoloso. Cosa che scopri solo dopo aver pagato i consueti 15 dollari, quando la guida ti dà l’elmetto giallo, ti spiega che la visita durerà al massimo 20 minuti e ti mostra tutti i posti dove ripararti in caso di allarme eruzione. I sentieri non sono percorribili in autonomia, la laguna non è avvicinabile e il cratere è avvolto da fumi e zolfo che lo rendono difficilissimo da fotografare. Per cui, quando, dopo 10 minuti dall’inizio del nostro giro, suona l’allarme che indica il superamento di una (in)certa soglia di non so quali gas rilasciati dal Poas, che ci costringe ad andare via velocemente, siamo consapevoli che comunque, anche fossimo rimasti altri 10 minuti, non avremmo visto niente di più.” – Alessandra

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