Costa Rica in 4! Parte 6: Manuel Antonio

allIl Parco Nazionale Manuel Antonio è contemporaneamente il più piccolo e il più visitato del Costa Rica, con i suoi sentieri immersi nella foresta pluviale e le sue belle spiagge.

Nato nel 1972, ha una parte terrestre di circa 2 mila ettari, e una marina di 55 mila ettari, e, come gli altri parchi del Paese, è dedicato alla conservazione e alla ricerca, nonché all’ecoturismo e all’educazione ambientale.

La regione in cui si trova era abitata dai Quepoa, una popolazione precolombiana totalmente sterminata dall’arrivo degli europei, che preferirono coltivare qui prima banane e poi palme da olio. Anche oggi attorno al parco si nota un forte sfruttamento del territorio per la coltivazione di palme da olio.

ale“Nella mia prima bozza di itinerario di viaggio, il Parque Manuel Antonio non c’era: era etichettato come troppo piccolo e troppo turistico. Poi invece ci siamo trovati a passare 3 notti a Quepos, e incredibilmente siamo entrati per 3 giorni di seguito al Manuel Antonio.

Arrivare sulla costa Pacifica dopo essere stati nella zona di Monteverde, non è stato semplice. Abbiamo attraversato le fresche montagne per poi scendere fino alla afosa Puntarenas, e poi siamo andati nell’umida Quepos, a bordo di pullman che si inerpicavano per strade sterrate, passando per piccoli villaggi e paesini, e trasformandosi sempre di più in autobus urbani senza aria condizionata.

Quepos è una cittadina scarsamente attrattiva, umida e calda, che dista soli 7 km dal Parque. Il suo lungomare non ha alcun fascino, anzi, mette una certa tristezza, anche per la presenza di un piccolo porticciolo turistico con dei negozi e dei ristoranti raffinati, dedicati a un turismo di lusso che però, nell’agosto 2019, sembrava aver preferito restare chiuso nei lodge a 5 stelle.

Nonostante ciò, si tratta del posto perfetto per raggiungere il parco: ci sono degli autobus urbani che vi portano fino a una spiaggia vicinissima alla biglietteria, degli ostelli economici e dignitosi (il nostro non aveva l’acqua calda, ma era fornito di amache, divani, piscina, ventilatori e una cucina più che rispettosa) e numerosi posti dove comprare cibo (supermercati inclusi, ovviamente).” – Alessandra

naty“Il parco Manuel Antonio ha purtroppo tanti difetti, ma se si è amanti del mare e delle belle spiagge sicuramente è il posto giusto per rilassarsi un po’.

Le correnti ad agosto sono forti, per cui è possibile solo farsi un bagno veloce vicino alla riva e poi godersi le sorprese inaspettate della spiaggia, come le iguane giganti che se ne stanno tranquille a prendere il sole, le scimmie saltellanti che cercano di attirare la tua attenzione e i granchi di Halloween che entrano ed escono dalle loro piccole tane sotto gli alberi e sul terreno più umido.

La visita del parco sarebbe sicuramente più interessante se non fosse così pieno di turisti. Non eravamo abituati a fare la fila per acquistare il biglietto di ingresso, né tanto meno eravamo pronti ad entrare in una biglietteria moderna con almeno tre sportelli di vendita e il pavimento lucido e appena pulito.

Nel parco ci sono tanti gruppi, il silenzio non può essere rispettato, ma nonostante questo riusciamo a proseguire le nostre escursioni: distaccandoci dalla folla e scegliendo i sentieri meno battuti (spesso più lunghi e faticosi), godiamo appieno della magia di questo parco.

Le vere protagoniste sono le scimmie: urlatrici, ragno, cappuccino e chi più ne ha più ne metta! Non le dobbiamo cercare, sono loro che cercano di avvicinarsi a noi e questo è dovuto in buona parte alla scarsa vigilanza. I turisti infatti di frequente allungano le braccia per dar da mangiare agli animali.” – Natalia

albyManuel Antonio aka sentieri ampi e curati, moderne passerelle sopraelevate in legno e metallo, spiagge “caraibiche” e animali in ogni dove, nonostante l’incredibile numero di turisti poco disciplinati e il caldo umido a tratti soffocante.

Nel parco non si possono introdurre cibi confezionati, nella speranza di ridurre i rifiuti presenti nella riserva, e (come dovrebbe essere ovvio) non è consentito dare da mangiare agli animali selvatici. Regole evidentemente impossibili da rispettare per la nostra specie, dato che abbiamo visto persone avvicinare gli  ctenosauri (iguane) con pezzi di pane e cebi cappucini con in mano fette di anguria tagliate con il coltello…

Vorrei fare una lunga lista delle specie animali che ho visto mentre giravamo in gruppo o, lasciati i miei compagni in spiaggia, in solitaria. Ne scelgo solo alcune: i pipistrelli che passano il giorno sotto una foglia di heliconia a proteggersi dal sole e dalla pioggia; il basilisco comune (Basiliscus basiliscus, la seconda specie di basilisco vista durante il viaggio) perfettamente mimetizzato sul tronco dell’albero; quel grande Chewbeccone del bradipo didattilo (Choloepus hofmanni; più grande e veloce del “parente” tridattilo, l’altro bradipo che abbiamo visto in Costa Rica) sotto il diluvio che si fa strada nel parco appeso ai cavi due metri sopra le nostre teste; il ragno tessitore Gasteracantha cancriformis, l’ultima e tanto cercata specie vista lasciando la zona.” – Alberto

andre“Il caldo della costa del Costa Rica, così umido e senza tregua, può dare alla testa. Passare dal fresco di Monteverde alla zona del parco Manuel Antonio è a primo impatto un suicidio termico.

È per questo che quando il primo giorno di visita al parco inizia a piovere il momento diventa speciale. In primo luogo perché la sensazione è quella che può provare una padella bollente messa sotto l’acqua fredda (ancora un po’ e cominciavamo ad evaporare per davvero!). Poi perché a poco a poco ci ritroviamo soli in un parco che, per validi motivi, è in genere pieno di sciami di turisti.

È così che riusciamo a cogliere l’intimità delle scimmie urlatrici che stanno appollaiate sugli alberi, di basilischi immobili sui tronchi, di iguane che finalmente sono libere di oziare sulla spiaggia. Ad un certo punto ci troviamo circondati da scimmie cappuccino che giocano fra loro come se non esistessimo.

Dulcis in fundo, all’uscita del parco, quando ormai sembra tutto finito, alzando gli occhi possiamo finalmente ammirare da vicino un bradipo didattilo in transito attraverso un cavo, a pochi metri da noi.

Nei giorni successivi si riaffaccia il sole ed il parco riprende l’aspetto da paradiso caraibico – anche se a dirla tutta siamo sulla costa opposta – con cui è abitualmente rappresentato, ed è facile osservare ancora moltissimi animali. Ma il ricordo della pioggia fresca sulla pelle e delle scarpe piene di acqua rimane per me qualcosa di magico.” – Andrea

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