Costa Rica in 4! Parte 5: el Bosque Eterno de los Niños

allIl Bosque Eterno de los Niños (BEN) è, come Monteverde, una riserva privata, appartenente all’Asociación Conservacionista de Monteverde (ACM), con una storia molto particolare.

La riserva, infatti, nasce alla fine degli anni ’80 grazie al sostegno di un gruppo di bambini svedesi che organizzano una raccolta fondi per finanziare il progetto di ACM di costituire un’area protetta nella zona di Monteverde, la cui biodiversità era fortemente minacciata dallo sviluppo agricolo e dalla deforestazione.

La Reserva è molto estesa (23 mila ettari), con 4 accessi, di cui solo uno raggiungibile senza prenotazione e con facilità da Monteverde/Santa Elena usando i mezzi pubblici (o anche a piedi): Bajo del Tigre.

alby“La foresta al Bajo del Tigre è a quota inferiore rispetto alle due visitate i giorni precedenti e scende rapidamente lungo il fianco della montagna fino ad un corso d’acqua, offrendo dunque, a gambe e occhi più allenati, ambienti via via più asciutti e molto biodiversi.

Il fatto di essere quasi gli unici visitatori ha reso tutto più speciale.

Il primo ricordo è quello della famiglia di picchi intenta a martoriare un tronco per stanare insetti con le loro teste pneumatiche. Poi il secondo incontro con il gruppo di agouti, già visti in Colombia. Il pajaro campana e il coati sono altri due momenti indimenticabili, ma anche specie più “banali”, come il motmot (simbolo di El Salvador, fotografato nel suo profilo migliore) osservati in tutta l’area di Monteverde, mi lasciano un ricordo indelebile, a tratti amaro.

La conservazione la mettiamo sulle banconote, istituiamo parchi, raccogliamo fondi utilizzando specie bandiera e poi a bordo strada, anche in questi santuari, è facile trovare carcasse di armadilli, formichieri, bradipi e altri animali, a ricordare quanto, come specie, siamo poco rispettosi dello spazio e delle necessità altrui (conspecifici e non).

Quello che risolleva il morale è la storia veramente speciale di questa Riserva: ha come protagonisti i bambini e ci ricorda che siamo tutti abitanti dello stesso pianeta”. – Alberto

andre“Al Bosque Eterno de los Niños vado con poche aspettative, lo ammetto. Di parchi ne abbiamo già fatti due, le gambe chiedono riposo. Tutto mi aspetto, tranne che questo parco mi sorprenda come invece riesce a fare.

Complici il tempo atmosferico diverso – giornata di sole pieno – e l’altitudine lievemente più bassa, il parco ci regala una passeggiata nuova, molto intima e solitaria, in mezzo a una foresta che risulta più aperta delle precedenti. Forse è per questo che, muovendoci con attenzione, riusciamo a scorgere molti più animali dalla taglia maggiore rispetto agli insetti che oramai ci siamo allenati a scovare.

Vengono così fuori incontri emozionanti, come quello di pochi secondi con un coati che scende da un albero, e ricerche silenziose che terminano con l’avvistamento del pajaro campana; è l’occasione inoltre di ammirare il Quetzal, piccolo uccello dai colori vivacissimi, mentre ancora nascosto ad una visione da vicino rimane il bradipo.

Piccolo promemoria: il sentiero del giaguaro è segnalato come faticoso per un ottimo motivo.

Ultimo gioiello del parco è la visita notturna, ispirata da una guida particolarmente appassionata, che dopo un tramonto di fuoco dalla passerella mirador ci regala altri interessanti incontri ravvicinati” – Andrea

naty“Il Bosque Eterno de los Niños è un parco considerato secondario: per intendersi, nella guida è segnalato per ultimo e con carattere più piccolo rispetto alla riserva di Monteverde e Santa Elena, nonostante la sua storia veramente interessante. Il vantaggio, non da poco, è che sicuramente è meno turistico rispetto agli altri parchi.

Colori e odori sono completamente nuovi, e l’assenza della pioggerellina e dell’umido della foresta nebulosa ci permettono di tenere spesso lo sguardo alzato e di riuscire a seguire il canto degli uccelli per poi trovarli ed osservarli in rigoroso silenzio.

Ricordatevi il binocolo, altrimenti vi perderete qualche strano “piccione con i baffi”, come lo chiamo io, o Pajaro Campana come lo chiama Alberto. Noi abbiamo inseguito per diverso tempo il suo “cinguettare” nel tentativo di attirare delle pajaritas (qui un buon esempio del suo gracchiare); più volte abbiamo pensato di arrenderci al fatto che non lo avremmo mai visto, e invece… a un certo punto me lo sono trovato davanti agli occhi, in tutta la sua spensierata goffaggine.

Ricordatevi di guardare anche in basso perché potreste incrociare un coati o un gruppo di agouti (mai sentiti nominare prima di questo viaggio!). Come dimenticare le morpho blu e le corse per fotografarle ad ali aperte.

Da non perdere assolutamente l’escursione notturna a partire dal tramonto. Potreste incontrare un insetto stecco, una tarantola, un bradipo, gli occhi di qualche uccello appollaiato sui rami oppure vedere un armadillo vivo e vegeto che razzola tra le foglie. In sintesi l’escursione più bella del viaggio”. – Natalia

ale“In questa zona del Costa Rica il cosiddetto “ecoturismo” non si basa solo sulla visita dei parchi naturali. Monteverde è piena di agenzie che propongono sport più o meno estremi da fare attorno alle reservas: zipline su parti private delle foreste, ponti, salti, canopy, skytram, skywalk e quant’altro.

Ma io e il mio compagno vogliamo vedere ancora alberi e vogliamo ancora scovare animali camminando in silenzio nel loro habitat. Dunque, convinciamo gli altri: terzo giorno in questa zona, terza riserva, con addirittura doppia visita: la mattina in autonomia, e al tramonto con una guida tutta per noi (se parlate lo spagnolo, cercate sempre di farvi inserire in un gruppo con la guida in spagnolo, avrete pochi compagni).

A questo tour notturno sono pronta a rispondere alla classica domanda della guida, “Hay algo que os gustaria ver esta noche?”. Consapevole che in realtà vedremo quel che il caso e la fortuna ci permetteranno di vedere, dichiaro che vogliamo murcielagos (rivelando così che tra di noi c’è un naturalista) e armadillos.

In realtà vediamo molto altro, e soprattutto la guida ci racconta della loro attività, del lavoro difficile di conservazione e di inclusione di nuovi territori all’interno del parco, con l’obiettivo di costituire un corridoio biologico che vada dal Pacifico all’Atlantico.

E poi…proprio quando nessuno ci spera più, arrivati nel parcheggio, a luci completamente spente, immobili e nel silenzio, finalmente, quasi ai nostri piedi, l’armadillo. Bellissimo e sgraziatissimo, con i suoi occhi ciechi e le sue orecchie buffe, ci regala l’ultima visione di questa zona del Paese”. – Alessandra

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