Costa Rica in 4! Parte 4: Reserva de Monteverde

allLa Reserva Biologica Bosque nuboso Monteverde, al contrario di quella di Santa Elena, è una riserva privata, di proprietà di una ong costaricana, el Centro Científico Tropical. Nata nel 1973 su spinta dell’ong e con il supporto della comunità quacchera della zona, anche questa è raggiungibile con autobus urbani dal paesino di Monteverde/Santa Elena e si trova nella Cordillera de Tilaràn, estendendosi per più di 4mila ettari, a un’altezza lievemente inferiore rispetto a Santa Elena, almeno per quel che riguarda la parte visitabile.

andre“Monteverde è dei tre parchi quello sicuramente più famoso: lo si capisce già dal numero di pullman e fuoristrada parcheggiati all’ingresso.
È un parco molto più strutturato di Santa Elena o Tortuguero, e la sensazione è che si sia evoluto per ospitare un turismo più di massa che di ricerca, e questo ne compromette in parte il fascino. I sentieri sono per la gran parte asfaltati e la solitudine della riserva di Santa Elena è solo un ricordo. Qui ci sono guide armate di macchina fotografica e teleobiettivo che conducono gruppi di turisti che a tratti ricordano fantozziane comitive INPS degli anni ‘70.

Al bosco di tutto questo, per fortuna, sembra fregare molto poco. Alla pioggia ancora meno. Ed è così che gli insetti continuano a nascondersi sotto le foglie, i roditori corrono fra gli alberi e un falco si posa su di un ramo a qualche metro di distanza, lasciandosi ammirare. Tutto questo mentre continuiamo a camminare, salendo e scendendo, perché il Costa Rica chiede gambe buone.

Il momento più bello della giornata è stato quando sono riuscito a individuare un cerambicide, che il naturalista del gruppo – e mio consanguineo – da giorni oramai cercava senza successo.

Il momento più brutto è stato sicuramente la cena che – su indicazione del consanguineo di cui sopra – viene consumata al Restaurante Varvilla  Comida China del paese, che porta ad un nuovo livello il concetto di “osare in cucina” – Andrea.

alby“Pdf con guide fotografiche di artropodi della zona sullo smartphone; lente d’ingrandimento a portata di mano; macchina fotografica pronta; binocolo al collo; domande varie a guida pagata da altri gruppi e monoculare-Swarovski-munita: ho  l’esigenza di sapere nome e cognome di quello che vedo, anche se non è francamente possibile uscirne soddisfatti in posti come Monteverde, per quanto “armati” di buone intenzioni, e soprattutto buoni strumenti. Qui, infatti, i ricercatori spesso scoprono ancora nuove specie, e dunque è dura rimanere al passo con la nomenclatura binomiale. 

Se guardate su iNaturalist le specie osservate nella stessa area, vi chiederete come sia possibile che ci siano così tanti animali che non avete visto durante le vostre escursioni.

Le guide dicono di tenere le mani a posto e di non uscire dai sentieri. Noi ci siamo fatti comunque coraggio e abbiamo cercato animali e piante su tronchi, foglie, radici, mossi dalle splendide ricompense della ricerca paziente e costante. 

E’ stato bello vedere nei miei compagni, decisamente meno fissati di me, il piacere della scoperta. Dunque non meravigliatevi se questa giornata passerà alla storia per il momento in cui il mio consaguineo ha scorto in volo il primo e unico cerambicide visto durante tutta la vacanza”. – Alberto

ale“Secondo giorno nella zona, seconda riserva. Apparentemente, le nostre capacità di osservazione della flora e della fauna della foresta nebulosa stanno migliorando: qui riusciamo a vedere dei mammiferi (un coati e uno scoiattolo, per la precisione), degli uccelli di notevole bellezza (utilizzando la vecchia tecnica di focalizzare lo sguardo dove tutti stanno guardando, in direzione del punto dove le guide altrui stanno dirigendo i loro mastodontici teleobiettivi e di aguzzare l’udito per cogliere qualche indizio), e (utilizzando l’antica tecnica della “botta di culo”) delle rane, minuscole, quasi microscopiche, bellissime (e attualmente per noi senza nome), fuori dal parco, in un’aiuola ornamentale. 

Trovare gli animali fuori dalle riserve (appena fuori, ma anche nei villaggi: a Santa Elena, ad esempio, abbiamo visto qualche colibrì, e pare ci fossero scimmie e bradipi, sebbene non si siano mai palesate) è un gran sollievo (e capita spesso in Costa Rica): aiuta a ricordarsi che le riserve non sono zoo (e viceversa), e che i confini sono sempre fittizi, dati dagli esseri umani, ma che gli altri animali, se liberi, se ne fregano e li superano. Giustamente”. – Alessandra

naty“Si dice che da Monteverde si riesca a scorgere, nelle giornate più limpide, sia il mar dei Caraibi che l’oceano Pacifico, nonché il vulcano Arenal. Lasciate a casa le vostre speranze! La foresta nebulosa in genere è sempre nebulosa e dai punti panoramici di rado si riesce a vedere oltre il proprio naso.

Nel piccolo paese di Monteverde, invece, si può trovare un po’ di sole. Il paesino è accogliente, sicuramente un po’ turistico ma comunque tranquillo. Dopo l’escursione nel parco abbiamo avuto il tempo di rilassarci un po’, fare due passi, bere una fresca birra artigianale e mangiare un buon pasto rigorosamente tipico senza dimenticarsi di assaggiare il platano fritto o in forno, eccezionale (non alla Comida China però, ma alla Salvadita, se la trovate aperta, o al Sabor Tico!)!

E per la prima ed unica volta durante il viaggio ho provato l’ebrezza di indossare una calda felpa e respirare un po’ di aria fresca”. – Natalia

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