Costa Rica in 4! Parte 3: Reserva natural del Bosque nuboso de Santa Elena.

allDopo una breve pausa a San José, il nostro viaggio continua verso un’area montuosa: la zona di Monteverde, famosa per le sue riserve naturali e per le piantagioni di caffè (che scartiamo per mancanza di tempo e perché pensiamo che l’esperienza non sia molto diversa – semmai forse più turistica- di quella fatta in Colombia).

La prima meta è la Reserva del Bosque Nuboso de Santa Elena, di proprietà statale (il ché non è scontato in Costa Rica), nata nel 1992 per preservare la foresta nebulosa della Cordillera de Tilaràn e usare il turismo come strumento per sostenere la comunità di Santa Elena (villaggio nato negli anni ‘50 da una comunità di quaccheri e pacifisti provenienti dagli Stati Uniti). La Reserva è stata creata dal Colegio Técnico Profesional de Santa Elena con l’aiuto dell’ong canadese Youth Challenge International.

ale1“La nostra visita alla Reserva comincia dal Caño Negro, il sentiero più avventuroso, ma anche il più lungo e quindi il meno frequentato.
A primo impatto la vita nella foresta nebulosa sembra quasi completamente sulle nostre teste. C’è tutto un mondo impenetrabile sui rami più alti, fatto di fiori, foglie e animali: riusciamo a intuirlo, ma non a vederlo, nonostante il religioso silenzio, i binocoli, gli zoom e tutti i sensi iperattivati.
Ma il bello è anche questo: scoprire che tronchi, cortecce, radici, insetti, foglie, liane, muschi, ragni, orchidee minuscole, felci arboree che si stagliano verso il cielo alla ricerca della luce sono incredibili tanto quanto un mammifero o un uccello tropicale. 

Trasaliamo dalla paura quando un’esuvia si trova così vicina al mio corpo da farci credere per qualche secondo che una “tarantula dalle zampe arancioni” sia sul punto di mordermi mentre mi sporgo per osservare una ragnatela: siamo così immersi nella natura che evidentemente non ci sentiamo del tutto rilassati. E questo rende tutto ancora più splendido: dobbiamo muoverci con rispetto, e anche con sospetto.” – Alessandra

naty1“L’arrivo a Santa Elena ha sicuramente scandito l’inizio di quella parte del viaggio per me più significativa. L’ingresso nella giungla, il contatto stretto con la natura, le lunghe camminate nel silenzio, l’emozione di scoprire qualcosa di mai visto.

Per me è stata la prima volta in una foresta tropicale. L’impressione è quella di essere all’interno di una scatola: l’orizzonte è chiuso, se alzi lo sguardo vedi sprazzi di cielo, spesso nuvoloso, e la luce che riesce a filtrare attraverso la vegetazione è scarsa.

La pioggerella continua ed estenuante rende l’ambiente ancora più surreale, nebuloso. Ed è qua che inizi a fare attenzione a tutte quelle piante, fiori, persino insetti (grazie al naturalista del gruppo), che prima non avevi mai considerato apprezzabili. Hai voglia di sollevare le foglie e guardare sotto, sperando di trovare qualcosa di interessante.

Durante l’escursione notturna, invece, non ho osato avvicinarmi a nessun rametto o foglia che mi circondasse, soprattutto dopo aver scoperto le tane delle tarantole.” – Natalia

andrea1“Arrivare a Santa Elena è una boccata d’aria fresca. Letteralmente. Il villaggio è piccolo, indistinguibile o quasi dal villaggio di Monteverde, e – come sempre – turistico, con B&B in legno che a tratti ricordano le baite di montagna, qualche caffetteria, qualche ristorante. È un luogo che invoglia a camminate sfiancanti per poi tornare in B&B, farsi una doccia e mettersi a leggere un buon libro con la felpa addosso.

Raggiungiamo la Reserva de Santa Elena la mattina presto: siamo i primi e ne vale la pena.

C’è silenzio, a volte rotto dalla pioggia, a volte dal verso di un qualche animale dietro ad un cespuglio, davvero vicino, che non riuscirò mai a vedere. È il bosque nuboso, in cui a tratti fatichi a vedere la cima degli alberi perché sei nella giungla e allo stesso tempo in mezzo alle nuvole. Facciamo un gran giro nel parco, passando dal caldo al freddo a seconda della voglia che ha il sole di farsi vedere.

Dei tre parchi presenti nella zona, è sicuramente il più selvatico ed è questo che alimenta il suo fascino. Abbiamo la fortuna di finire il nostro giro poco prima dell’inizio di un violento acquazzone, che avrebbe reso molto ardua la visita, e che ci costringe ad un po’ di riposo nella caffetteria all’ingresso del parco stesso.

Menzione d’onore al pollo, al riso e ai fagioli della la Soda “La Salvadita”, forse la cena più buona di tutto il viaggio.”- Andrea

alby“1600 mslm e boschi sempre avvolti dalle nuvole, costante umidità e temperature fresche: ecco le condizioni per un ecosistema unico, molto diverso dai “nostri” boschi di alta quota. Purtroppo proprio in queste zone si sono precocemente rilevati alcuni tra gli effetti più drammatici dovuti al cambiamento climatico, con un aumento importante dei giorni dell’anno senza pioggia e conseguenze che potete immaginare sulla biodiversità. 

Peccato che il pueblo di Santa Elena, ottimo punto di partenza per le escursioni nella zona di Monteverde (i bus collegano tutte le riserve), non abbia un qualche interesse urbanistico e sia a tratti popolato da troppi turisti interessati a una natura “fatta a posta per divertire l’uomo”. Proprio a questo tipo di turismo sembrano strizzare l’occhio molti (che poi son pochi se rapportato ad altre zone turistiche del Costa Rica)  ristoranti, negozi e ostelli, e anche qualche fauna-tour notturno. Cercando e provando, affidandosi al caso si trovano, però, posti veraci che offrono ricordi indelebili, sia per quando riguarda il cibo sia per le osservazioni naturalistiche.

Consigli: concentrate le escursioni nelle Riserve, evitate i tour notturni fuori dai parchi naturali e lasciate stare i mariposarios e i serpentarios. Si gode della natura con ciò che si lascia vedere (o che si è bravi a trovare) e si gode anche pensando a ciò che si è perso o rimandato alla prossima visita. Alla Reserva Bosque Nuboso di Santa Elena, alle 7.00 di mattina, sotto le mantelle, fagocitati dal verde rigoglioso e dai rumori della foresta, si gode molto.” – Alberto 

 

 

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