Colombia parte 6: Bogotà, la capitale

bogotà

E’ difficile parlare di una città di quasi 8 milioni di abitanti dopo averla visitata per un giorno e mezzo. Anzi, è praticamente impossibile. Eppure in questo lungo (e lento) reportage sulla Colombia, la capitale non poteva mancare.

(Santa Fé de) Bogotà è divisa in 7 zone (almeno in base a quanto ci hanno raccontato i biologi che ci hanno accompagnato alla nostra prima avventura sul paramo): la 1, dove vivono i ricchi, la 7, dove abitano (in case fatiscenti, costruite con lamiere, amianto, materiale di scarto, e senza acqua potabile né elettricità) i campesinos arrivati in città in cerca di fortuna , e quelle intermedie che si distinguono in base ai servizi pubblici esistenti e al censo dei suoi abitanti.

Il quartiere antico, la Candelaria (secondo le guide turistiche l’unico davvero da visitare), è stato da poco riqualificato. Un tempo sconsigliato agli stranieri per via dell’ingente e diffusa criminalità, oggi è il cuore culturale e turistico della città. Nei week end si riempie di bogotani, colombiani e visitatori internazionali che si accalcano nella zona pedonale e al Museo de Oro (gratuito la domenica, ma per questo altamente sconsigliato: meglio pagare il biglietto ma avere la possibilità di godersi le opere, piuttosto che entrare gratis e sentirsi come in centro a Firenze il 23 dicembre).

Bogotà sembra cresciuta senza un piano ben preciso: edifici dell’epoca coloniale si mescolano a grattacieli di nuova costruzione (e di dubbio gusto architettonico), e a casette colorate (spesso trasformati in ostelli nella Candelaria) con graffiti di ogni tipo.
Passeggiare in su e in giù per la Candelaria nei week end è fare un bagno di folla. Ma solo nelle vie principali: le strade secondarie risultano vuote e causano una certa inquietudine e diffidenza.

Tra una bella mostra sui workshop dei programmi di rieducazione dei desmovilizados al Museo de Arte del Banco de la Republica, la giornata del ricordo dei Desaperecidos (30 agosto), il Museo de Oro e quello di Botero, un centro di cultura alternativa che non aveva programmazioni per quel week end, un ostello accogliente (anche se più caro rispetto alla media colombiana) e un clima gelido, Bogotà ci si è presentata in tutta la sua complessità, con il suo Transmilenium che cerca di opporsi all’inesistente sistema di fermate degli autobus, con il suo volto da metropoli circondata dalla povertà, senza affascinarci, però, almeno non quanto la natura nel resto del Paese.

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