Colombia parte 4: le città coloniali

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La Colombia è stata una colonia spagnola per circa 3 secoli. Per cui, quando nel 1819, dopo anni di battaglie e lotte indipendentiste, riuscì a diventare uno Stato a sé, immagino che la maggior parte della popolazione discendesse dai coloni.
Forse per questo non c’è da stupirsi se gli uffici di promozione turistica del Paese puntano più sulle città in stile coloniale meglio conservate che sulle popolazioni indigene, sebbene attualmente in Colombia vivano circa 50 etnie precolombiane, spesso minacciate nella loro diversità linguistica e culturale dai nuovi insendiamenti umani, o confinate nei resguardos, le riserve ufficialmente riconosciute (oggi 567, nelle quali vivono più di 800 mila persone).

Il rapporto con le popolazioni indigene è molto complesso, e lo è ancora di più quando sei semplicemente un viaggiatore che fa del turismo. Sarebbe meglio cercare di visitare i villaggi e andare a conoscere le tribù locali, o questo comportamento creerebbe un po’ “l’effetto zoo”? Esiste un modo per salvaguardarle senza chiuderle nelle riserve? E’ giusto proteggerne la cultura e le tradizioni impedendo loro di venire a contatto con la nostra società globalizzata? Altre domande senza risposta.

Nel dubbio, per noi è stato molto più facile (sia logisticamente che eticamente) andare a vedere Barichara, Guane e Villa de Leyva, le 3 città colombiane che meglio ricordano i tempi in cui gli spagnoli decisero di trasferirsi con famiglia, chiesa, mucche e piazze, in Colombia per viverci. Per quanto riguarda gli indigeni, ci siamo dovuti accontentare  dei bambini col machete e lo sguardo fiero incrociati sul sentiero nel Parco di Tayrona, e poi ribeccati a guardare la tv nel nostro campeggio.

Barichara è l’emblema della città coloniale. Si presenta così come ognuno di noi può immaginarla pensando a quei film in cui cowboy di varia provenienza hanno a che fare con “indiani d’america”. Cielo di un azzurro intensissimo, case di tufo, strade perfettamente pavimentate e (sorprendentemente) ben tenute, una piazza con gli anziani seduti a godersi l’ombra delle palme, scuole tedesche piene di bambini colombiani, hormigas culonas in vendita tutto l’anno (e non più solo in primavera). Una bellezza museale che è un po’ un tuffo in un passato popolato da personaggi del mondo contemporaneo.

Guane, invece, è la versione mal tenuta di Barichara. Raggiungibile attraverso uno splendido sentiero (el Camino Real), che regala paesaggi da savana, e incontri con mucche e uccelli dal canto insolito, la cittadina coloniale è decadente ma affascinante, se non altro perché minuscola e con una piazza in cui chiacchierare con due bambini incuriositi da due italiani che parlavano spagnolo e pranzavano con le granadillas.
Nel lontano passato precolombiano in questa regione vivevano i Guanes, ma purtroppo nessuno se ne ricorda più. E l’unico museo paleontologico del paese, descritto su guide e TripAdvisor come un posto imprescindibile per conoscere meglio la storia della Colombia, il giorno della nostra visita era misteriosamente chiuso. O forse era stato aperto prima del nostro arrivo, alle 13.00. O forse lo avrebbero aperto dopo le 15.00, quando siamo andati via (cercate di informarvi prima di partire se volete visitarlo, perché gli orari delle visite non sono affissi sulla porta).

Villa de Leyva è una città tranquilla, abbastanza vicina a Bogotà (almeno in km, visto che comunque spostarsi da Villa de Leyva a Bogotà implica affrontare un viaggio in autobus di 4-5 ore senza intoppi), ma lontanissima dal suo traffico e dalla povertà delle sue periferie. Situata su un altopiano andino, con le sue strade acciottolate e le sue case coloniali, è chiaramente la più “europea” tra le cittadine che abbiamo incontrato nel nostro viaggio. Qui si possono trovare una “panaderia francesa” famosa in tutto il paese, una caffetteria chic con crostate e torte, un ristorante vegetariano, una scuola di alta cucina, abitanti gentilissimi, bambini con gli aquiloni, relax estremo e il sabato mattina un mercato di frutta e verdura incantevole e nel quale avrei comprato praticamente quasi tutto.

In tutte colpisce comunque la struttura regolare, curata, frutto di un progetto preciso di urbanizzazione, che probabilmente contrastava con i villaggi precolombiani, e che oggi contrasta con le metropoli smisurate che sono oggi Bogotà, Cartagena, Pereira, Medellin.

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