Colombia parte 3: la costa Caraibica

DSC_0632

Immaginate, a un certo punto, di spostarvi in meno di 24 ore da una cittadina immersa nel verde e dove le temperature oscillano tra i 15 e i 25° C, a una città costiera dove invece il termometro segna costantemente tra i 30 e i 40° C, con un tasso di umidità pari all’80-90%…
Ecco: questo è stato il mio impatto con i caraibi colombiani.
Nonostante le difficoltà del caso, tuttavia, Cartagena de Indias merita sicuramente una visita. D’altronde se la Bbc la mette tra le 5 città fortificate più belle del mondo forse non è necessario aggiungere altro.

Ma Cartagena non è soltanto l’umido e caldo centro storico, con le sue belle piazze e chiese, i venditori di frutta, i ristoranti, gli ostelli da quattro soldi (e in condizioni veramente pietose) del Getsemanì e gli hotel di lusso di Boca Grande, i balconi fioriti, le case colorate e i succhi prelibati. Quello chepochi raccontano ai turisti è che al di là delle mura c’è una città dove povertà, corruzione e degrado sono la quotidianità. Praticamente Cartagena è due città in una, come afferma la rivista Semana: quella ricca, affollata da persone provenienti da tutto il mondo, e quella povera, destinata esclusivamente ai cartaginesi.

Difficilmente in un viaggio in Colombia si riesce a fare un giro nella seconda (a meno che non si sia ingenui come noi, che siamo saliti- senza saperlo- su un colectivo per andare al terminal vagando dentro la popolosa periferia), ma credo sia importante conoscerne l’esistenza se si vuole avere un quadro reale di come sia dura la vita in questo Paese e di quanto divario ancora ci sia tra ricchi (spesso bianchi e stranieri) e poveri (neri – discendenti degli schiavi africani deportati durante il colonialismo-, indigeni e colombiani).

Ma al di là delle città, il vero motivo per cui andare ai Caraibi è ancora una volta la natura. La costa colombiana, infatti, offre un mare spettacolare (con acque non necessariamente limpide, ma comunque bellissime), moltissime isole (che non abbiamo avuto modo di visitare per motivi di tempo), paesaggi unici e una varietà di piante e animali ancora una volta difficile da immaginare per chi viene dall’Europa.

Il PNN di Tayrona e la playa di Costeño Beach (che nel periodo in cui siamo andati noi era molto meno poetica e romantica di come descritto in Passione Colombia, probabilmente sia per via del cielo grigio che dell’eccesso di statunitensi) offrono emozioni forti e intense, come solo mare e foresta insieme sanno dare.

E’ quasi impossibile spiegare a parole cosa significhi per me vedere gli animali in libertà nel loro habitat. Svegliarsi al mattino su un’amaca in mezzo alla giungla con le scimmie che raccolgono manghi sugli alberi; osservare i titi incuriositi dalla tua presenza; nuotare e vedere le tartarughe marine; seguire con lo sguardo la lunga fila di formiche tagliafoglie; fermarsi a guardare le lucertole dai toni azzurri e verdi che prendono il sole e scorrazzano tra le sterpaglie; aspettare che il granchio dagli occhietti all’insù finisca di “costruire” il suo rifugio; dormire nel buio più assoluto e mangiare con gusto un’arepa sulla spiaggia dopo aver bevuto i succhi di lulo e di maracuja più buoni del mondo: sono questi i souvenir che mi porterò dietro per tutta la vita di questa esperienza caraibica.

Ovviamente avremmo voluto vedere di più, sapere di più sulla comunità indigena che attualmente abita queste zone (che ne pensano, ad esempio, gli indigeni di noi turisti all’interno del Parco?) , e sulla comunità Tayrona ormai scomparsa. Avremmo voluto visitare la Ciudad Perdida, e arrampicarci alla ricerca di Pueblito e dei puma…ma il tempo era poco e il viaggio lungo. Torneremo? Chissà…

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , ,

2 thoughts on “Colombia parte 3: la costa Caraibica

  1. pamela cioni ha detto:

    Sono stata in Colombia 10 anni fa ormai…ma per me, tanti anni e tanti viaggi dopo, rimane ancora uno dei paesi più belli che abbia mai visto. Di Cartagena avrei scritto le stesse cose: una delle città coloniali più incredibilmente conservate e una delle più povere. Ma di una povertà assoluta come raramente ho visto. Fare un giro fuori dalle mura ti toglie la voglia di tornare nel centro e in quei locali che sono più fighi che a New York ma ti fa capire meglio il paese in cui stai viaggiando. Purtroppo all’epoca la ciudad perdida era irraggiungibile così come la penisola della guajra. Ci torniamo insieme???

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: