La Regione Lazio scopre l’acqua calda e se ne vanta.

Ieri, 25 novembre, è stata celebrata la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, istituita dall’Onu nel 1999 tramite una risoluzione che invita governi, organizzazioni internazionali e ong a pianificare attività per la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su un tema ancora troppo spesso sottovalutato, ma non debellato, come dimostra l’esistenza di numerose associazioni contro la violenza di genere e i diversi comunicati e report di Amnesty International.

La violenza nei confronti delle donne si manifesta sotto forme diverse e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è una questione che riguarda solo i paesi in via di sviluppo: in occidente il fenomeno è più nascosto, ma non per questo meno diffuso e grave. Quello che manca ancora è un’educazione adeguata che si basi sul rispetto dell’individuo in quanto tale, indipendentemente dal sesso e dalla sua condizione e un sostegno concreto per le donne che decidono di denunciare le violenze subite.

La ‘Casa delle donne per non subire violenza’ di Bologna ha pubblicato un dossier statistico sulla situazione nel nostro paese, estrapolando notizie dalla stampa in mancanza di dati ufficiali, e quel che ne risulta è che da febbraio a ottobre 2011 sono state ben 72 le donne uccise dal proprio partner o ex partner, mentre nel 2010 sono state ben 127 in totale gli omicidi a danni di donne. A questi si dovranno aggiungere le violenze subite e non sempre denunciate nell’ambito della prostituzione e all’interno delle mura domestiche. La situazione non può essere ignorata.

La Regione Lazio e l‘assessorato regionale alle Politiche e famiglia hanno pensato di approfittare delle celebrazioni per presentare il gruppo di lavoro che elaborerà il ‘primo piano regionale triennale contro la violenza di genere e lo stalking‘. La presidente Renata Polverini e l’assessore alle Politiche sociali, Aldo Forte, hanno organizzato una conferenza stampa gremita di giornalisti e rappresentanti locali delle associazioni del settore, per dire che saranno avviati i lavori per varare un piano pluriennale per la lotta contro il fenomeno della violenza sulle donne e che “il piano prevederà soluzioni specifiche e mirate– ci ha tenuto a sottolineare la Polverini- azioni concrete svolte con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, da quelli istituzionali alle associazioni e cooperative che sono quelle che davvero poi implementano le politiche pubbliche nella pratica“.
L’assessore, invece, ha voluto specificare come “non saranno erogati servizi emergenziali a macchia di leopardo”.
Com’è possibile che il presidente di una Regione importante come il Lazio e un assessore alle Politiche sociali si vantino così tanto di aver scoperto l’acqua calda e aver deciso di utilizzare questa scoperta?
Le teorie sull’analisi, l’implimentazione e la valutazione delle politiche pubbliche parlano già dagli anni ’50-’60 di come per progettare politiche pubbliche efficaci ed efficienti sia necessario prima raccogliere tutti i dati necessari e fare studi di settore, poi coinvolgere le parti sociali che avrebbero benefici o saranno implicate nella policy, stilare la policy e soprattutto prevedere una sua continuità nel tempo. Se la presidente Polverini e il suo assessore Forte avessero semplicemente guardato delle slides di un corso qualunque di analisi delle politiche pubbliche, sicuramente non si sarebbero vantati così tanto come ieri di quanto sono bravi e capaci e portati al problem solving per il semplice fatto che dopo un anno e mezzo di legislatura hanno deciso di cominciare a lavorare a un piano pluriennale per risolvere un problema che esiste da tanto, troppo tempo.

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